I Santi

SANT'ANNA, PATRONA DI ANTRODOCO

 La devozione a S.Anna, Patrona di Antrodoco, è una esperienza secolare, forte e radicata nella popolazione e forse anche per questo il periodo dei festeggiamenti annuali, dal 17 al 26 luglio, è “sopravvissuto” al mutare delle mode e delle situazioni, garantendo continuità ad una così significativa tradizione. La tragica alluvione che colpì Antrodoco nella notte dal 4 al 5 settembre del 1862 aveva lasciato ferite profonde nelle mura e nell’animo dei cittadini; oltre alla perdita di vite umane e agli ingenti danni materiali aveva abbattuto la chiesa di S. Anna, voluta ed edificata dalla comunità per voto fatto in tempo di peste verso il 1550 e l’attiguo convento dei “Frati minori osservanti” costruito nel 1612. In quelle drammatiche giornate prevalse nella popolazione l’impegno a non tagliare definitivamente il legame affettivo-devozionale col luogo ove sorgevano il Convento e la Chiesa della Protettrice. Purtroppo, però, pur non mancando la disponibilità e la generosità della gente, non fu possibile portare a compimento la ricostruzione della chiesa. Per sovrapporre a quel triste ricordo un’immagine di speranza si pensò di sopperirvi con una statua di S.Anna. Fortemente determinato a realizzarla fu don Domenico Blasetti (arcidiacono della Cattedrale Basilica di Rieti) che la commissionò a sue spese al signor Graziani, un professore di plastica di Faenza. Il 22 maggio 1864 l’opera era stata completata e nei giorni 24 e 25 maggio era nella Collegiata di Antrodoco nella cappella a Lei dedicata. Il recente restauro ne ha “svelato” elementi e dettagli sconosciuti non visibili prima, fra questi la significativa scritta “Deiparae mater”. Cappella e altare hanno riacquistato l’originaria luminosità; fasce, fregi, rilievi e cornici, nella particolarità dei motivi, appaiono più vivi grazie alla brillantezza dei colori che nella diversa tonalità fanno risaltare tutta la ricchezza del complesso. Di riferimento è l’immagine, singolare e delicatissima, di S. Anna che appare anch’essa in una nuova luce e indubbiamente “valorizzata” dal felice restauro. Da essa traspare un senso di “intimità familiare” e l’appellativo forte e suggestivo di “Nostra advocata” con cui i fedeli l’hanno invocata nel tempo è la sintesi del totale affidamento che da sempre hanno dimostrato nei suoi confronti. In presenza di “pubbliche e private calamità” o “nei pubblici e privati bisogni” è a Lei che si sono rivolti con fiducia a testimonianza di una fede semplice, spontanea ma profondamente sentita.

 

 MADONNA DELLE GROTTE

La statua della Madonna delle Grotte è un opera dello scultore romano A. Fogli, su ordinazione della madre del cardinale Federico Tedeschini, nel 1901 per l'occasione del terzo centenario del ritrovamento dell'icona. La devozione popolare di Antrodoco alla Madonna delle Grotte si organizzo in processione, con molta probabilità nel 1712, per la presenza in loco del beato Antonio Baldinucci e divenuta ricorrente anche nei momenti di pericolo per terremoto, epidemie, siccità e invasioni come ricorda lo scrittore antrodocano Amilcare Calice. Le donne indossavano abiti dai colori vivaci e lunghi scalli che coprivano il capo. Gli uomini un sacco bianco sopra una mantella di color viola o azzurro con un cordone alla cintola. "Don Vincenzo " -riferisce lo scrittore- "vestiti i paramenti sacri era preceduto dal sacrestano che recava alta e benedicente una preziosa Croce del Guardiagrele". Dal 1902 le processioni al santuario entrando stabilmente nel culto alla Madonna delle Grotte, radicandosi nel tessuto sociale e religioso di tutta la vallata del Velino, con i festeggiamenti organizzati e voluti da Don Federico Tedeschini, divenuto molto più tardi cardinale. Ogni anno, nel periodo che va dalla quinta domenica di Pasqua al lunedì di Pentecoste, il comitato organizzatore perpetua questa tradizione trasportando a spalla la statua della Madonna dal santuario al paese e viceversa.

 San_Severo

SAN SEVERO

San Severo, la cui biografia è stata lasciata da San Gregorio Magno nei suoi Dialoghi, è vissuto nel quarto secolo e fu il primo curatore d’anime di Antrodoco. Vita santa, operosa ed umile la sua. Egli coltivava il suo poderetto, dal quale ritraeva quello di cui che gli faceva di bisogno per i più poveri. Si racconta che gli infermi, che non potevano venire fino a lui, guarivano al solo gustare d’un po’ di pane benedetto da lui. San Gregorio, che nei Dialoghi lo descrive come “vir vitae valde admirabilis”,  ricorda la risurrezione di un morto operata dal Santo. Si ritiene che fosse di Ravenna, di nobilissima famiglia, e che sia morto martire, durante la persecuzione di Diocleziano. Il suo corpo rimase in paese fino al sec.X, fu in seguito traslato; ora si trova a Treviri (Germania).

 

SAN BENEDETTO

 Sotto l'altare maggiore si trova il corpo imbalsamato di San Benedetto, vestito con abiti molto decorati e con in mano un ramoscello d'ulivo e una coppa. Molto probabilmente era un soldato francese martire cavaliere di ventura, acclamato santo dalla popolazione la cui memoria viene celebrata annualmente in Antrodoco la seconda domenica di marzo.






 


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